VOTAZIONI AMMINISTRATIVE:      

      note del 2006 per i candidati del 2015      

LA CARICA DEI 101

 

          L’accostamento al titolo del film può sembrare irriguardoso per le persone, trattandosi lì di animali; però, il numero di aspiranti amministratori comunali porta istintivamente a pensare ad una carica intesa come incarico e come assalto alla municipalità, ma soprattutto all’eccessiva numerosità dei candidati.

          Sessantotto candidati su 3785 elettori danno una media di un candidato su 55 elettori. Francamente è troppo. Tutto ciò potrebbe ottimisticamente far pensare ad un carico di responsabilità che ciascuno dei 68 desidera far proprio; se così fosse sarebbe stata una gran giornata quella di sabato 29 aprile 2006, giorno di chiusura delle liste; che il paese disponga di 68 persone capaci di assumersi l’onere  della cosa civica potrebbe far considerare che esista un grado di civiltà così elevato che i problemi della comunità dovrebbero essere ridotti quasi a zero; che la lungimiranza, la filantropia, la dedizione e la sensibilità per le sorti economiche, occupazionali, socio-culturali, ambientali del paese rappresentino una ricchezza diffusa, tale da lasciar tranquilli perfino i più accesi movimentisti.

          Purtroppo risalta fin troppo evidente anche al più sprovveduto degli osservatori che delle persone interessate hanno  fatto da tempo numerosi giri di valzer tra i vari partiti, hanno condotto contrattazioni da mercato nelle varie organizzazioni, discorsi e discorsetti che hanno finito  con l’avvilire il senso e la dignità che la parola politica merita.

          L’Anonimo ’74 ha diffuso in tempi non sospetti un documento sul quale invitava i compaesani a riflettere e possibilmente a rispondere; c’è stata solo una componente politica che ha invitato i rappresentanti del Gruppo presso la propria sede per conoscere le attese dell’Associazione. Per il resto è rimasta lettera morta.

          Ancora una volta, il Gruppo, spera che le sorti della comunità vengano affidate a persone autenticamente disponibili ad occuparsi dell’interesse pubblico, che siano preparate ad affrontare temi e problemi di consistenza e spessore diversi da quelli della quotidianità, che guardino ai concittadini con uguale campo di visione e non affetti da strabismo clientelare, e che, finalmente, si metta il Gruppo nella condizione di conservare la propria indipendenza ed autonomia – prevista tra l’altro per statuto – senza che avverta la necessità di comporre, per il futuro, un’ennesima lista a difesa delle istanze che si preoccupa di portare avanti non certo a fini personali di ciascuno dei componenti o dell’intero sodalizio.

          Per intanto emerge chiara una necessità: quella di rendere socio ad honorem dell’Associazione il prossimo sindaco del paese; ciò, se la persona interessata gradirà, può portare ad un duplice effetto: a) tenere informato il primo cittadino di quanto il Gruppo va a realizzare; b) mettere lo stesso primo cittadino nella condizione di “giovare”, con propri consigli, a quanto il Gruppo può mettere in cantiere secondo quanto previsto dal proprio statuto.

 

          Con gli auguri di un proficuo “comune” lavoro, il Gruppo ringrazia e porge cordiali saluti a tutti i candidati.

 

Monteiasi, 02 05 06

Giovanna Matichecchia

In cerca di coscienza … civica.

 

          Sabato, 14 ottobre u. s., ha avuto luogo presso l’ex-Casa Comunale un’assemblea pubblica per dibattere sull’argomento d’attualità rappresentato dal progetto dell’elettrodotto da 150 KV che dovrà portare corrente al neo stabilimento dell’Alenia.

          Dei danni che detto impianto arrecherà ne siamo tutti convinti anche perché attraverserà zone prossime al centro abitato.

          Personalmente, ho partecipato volentieri e non solo perché era stato rivolto dagli organizzatori ( PRC e SDI ) l’invito al Gruppo Anonimo ’74.

          Sono state offerte con molta chiarezza e dovizia di particolari tutte le spiegazioni relative all’argomento.

          Allorché è stato rivolto l’appello dalla moderatrice (Anna Maria Monteleone) ad intervenire per esprimere il proprio pensiero si è alzato un signore che so del paese ma del quale non ricordo il nome, per dire che la minoranza della passata gestione amministrativa e anche quella attuale dovrebbero preoccuparsi di far conoscere alla cittadinanza i provvedimenti amministrativi presi dalla maggioranza qualora non se ne occupasse la stessa maggioranza.

          Se non ho capito male, quel signore intendeva sostenere la necessità che il governo del paese deve garantire alla popolazione la giusta e opportuna informazione sulla gestione del Comune. E sempre che non abbia capito male, i problemi vanno dibattuti per tempo, possibilmente prima che vengano approvati; il riferimento era al fatto che la precedente Amministrazione abbia/avesse approvato già nel febbraio del 2005 il progetto dell’elettrodotto.

          E allora, signori miei, di che cosa dobbiamo discutere, su che cosa dobbiamo dibattere? Non ci resta che piangere sul latte versato, come direbbe un adagio inglese.

          E il tutto ci riporta alla mancanza di coscienza civica. Intanto c’è da premettere che salvo il rimescolamento di circostanza, una buona fetta degli attuali amministratori era presente anche nella passata gestione. E, allora, mi chiedo da chi era rappresentata la minoranza della passata gestione, da chi è rappresentata oggi. Non solo. Chi rappresentava ieri la maggioranza e chi la rappresenta oggi. Sono singole persone? Sono persone che rappresentano l’opinione dei partiti che l’hanno portato all’elezione? E quei partiti, che facevano mentre i propri referenti prendevano delle decisioni che riguardavano l’intera popolazione? Vien da chiedersi: in paese come si costruisce una corrente di pensiero su provvedimenti importanti? La bontà delle decisioni a chi attribuirla? Personalmente trovo molta difficoltà a rendermene conto; mi si dirà che sono tardo di comprendonio, può darsi; però vorrei che qualcuno mi spiegasse perché c’è sempre tanto interesse a ruotare nell’orbita delle competizioni amministrative? Perché una volta eletti ci si chiude nella torre d’avorio del pensatoio comunale? Perché non si dimette mai nessuno a qualunque livello di responsabilità amministrativa? E’ difficile credere che tutti approvino dei provvedimenti che sono in linea con i presupposti predicati nel momento precedente alle elezioni. La coerenza viaggia sempre e comunque su tutta la linea o è in linea con gli interessi del momento, personali, della propria famiglia, del parentado, del partito o del clan di riferimento? 

           Balza agli occhi di tutti che in tanti prima di essere eletti predicano la disponibilità, il senso vivo e reale della democrazia, poi, eletti, diventano diffidenti, burberi, introvabili, sapienti e sapientologi, perfino scostanti, talvolta. 

E allora, mi chiedo, in Monteiasi, il senso civico è vivo, è presente, è comune alla gran parte dei cittadini o rappresenta qualcosa che ci è, in me per primo, ancora distante? E’ ancora una chimera irraggiungibile? Se così fosse è giusto che ne prendiamo coscienza, che ce ne facciamo carico non solo quando i problemi ci toccano da vicino, quando riguardano il particolare sia pure giustificato dalla urgenza e dalla gravità (vedi elettrodotto) ma anche in altri momenti, anche per tutti gli altri problemi. Diversamente non possiamo parlare di comunità ma, nel caso, di insieme di individui che hanno la ventura di abitare in case che appartengono ad un agglomerato che va a nome di paese, di villaggio, che però non rappresentano un popolo, una comunità con delle caratteristiche identitarie riconoscibili in modo netto e chiaro. Solo in quest’ultima ipotesi è possibile concepire la mancanza di coscienza civica; da civis che nel significato originario starebbe per “insediarsi”; pertanto un insieme di civis diventano cives, al plurale, e quindi offrirebbe il senso pieno delle persone che si insediano per essere in comunione, per essere una comunità. 

           Naturalmente essere componente di una comunità non vuol dire pensarla tutti allo stesso modo, però sui problemi che riguardano tutti i componenti della comunità sarebbe auspicabile che ci fosse con frequenza e a maggioranza una identità di vedute.

           E, quindi, giungere a parlare e a discutere con pacatezza sulle problematiche che si presentano di volta in volta; senza gli spettacoli indecorosi verificatisi fin qui di frequente secondo cui l’appello lanciato dai partiti rappresenta sempre il sacro richiamo al mettersi in mostra, a scalmanarsi, a dire la propria condannando irrevocabilmente gli altri, la controparte del momento. In quante occasioni, a livello personale e come Anonimo ’74, abbiamo rappresentato la necessità di partecipare, di contribuire col proprio pensiero o con provvedimenti amministrativi degni di questo nome, alla soluzione di problemi civici?

          Più di recente abbiamo detto e sostenuto che parlando dello stabilimento Alenia, era necessario che fosse indicato come stabilimento di Grottaglie e Monteiasi;

che la superficie così estesa dello stabilimento avrebbe comportato squilibri idrogeologici; che il tasso di inquinamento eventuale andrebbe misurato prima dell’entrata in funzione dello stabilimento, se no come si fa a capire quanto sia imputabile allo stabilimento e quanto a situazioni pregresse;

quanti si sono espressi, se non col solo consenso verbale, per la salvaguardia del ricovero di epoca bellica in area stabilimento? La risposta più eloquente raccolta negli uffici comunali fu che il progetto era già definito e definitivo; al momento non so che fine abbia fatto stante il muro di recinzione ma è lecito nutrire la speranza che sia stato salvaguardato giacchè in tal senso si espressero i tecnici progettisti (per iscritto) all’epoca della segnalazione.

          Gli esterni e gli uffici esterni al paese hanno il buon gusto di rispondere e di esprimersi con senso di responsabilità e di correttezza. Lo fece il dr Pesiri della Procura della Repubblica di Taranto dichiarando e riconoscendo nel sottoscritto una grande sensibilità verso i beni architettonici del paese, le fornaci nella fattispecie; risultato la strada fu ugualmente allargata col beneplacito del progettista e dei sindaci dell’epoca; dov’erano allora i cittadini che oggi si scalmanano? Mi si risponderà che i rischi portati dall’elettrodotto non sono paragonabili a quelli di un manufatto in stato di degrado. E qui sta il grosso equivoco, secondo me. 

          Come rilevavo prima, il senso civico esiste se esiste la consapevolezza che tutto è importante, che tutto contribuisce a far star bene un popolo. Il benessere fisico è legato a quello mentale, a quello culturale, a quello sociale: la società dei soci, la cultura della identità da non confondere con la istruzione.

          Il degrado dell’ambiente urbano, il trascurare le strutture architettoniche che andrebbero recuperate e custodite, la raccolta differenziata dei rifiuti ai più bassi livelli, la consuetudine a gettare nelle periferie materiali di ogni genere, gli interventi arbitrari di cittadini che demoliscono e costruiscono a proprio piacimento fin su suoli demaniali e su edifici vincolati al massimo rispetto, gli ulivi bruciati a scapito degli investimenti fatti per trapiantarli, la necropoli ricca di tombe che dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello e invece langue nell’abbandono più totale ( i resti di quelle anime erano veramente nella pace eterna, all’ombra degli ulivi. E ora….!), la “vendita” della biblioteca e del museo etnografico e tanto altro ancora; quanta gente in proporzione alla popolazione, si fa carico di avviare a soluzione questi problemi? Sicuramente ce n’è ma altrettanto sicuramente è in numero ridotto specie se si considera che lo fa per amore del paese, della propria comunità, in altri termini per senso civico.

          Due avvenimenti, quasi contemporanei, lascerebbero qualche barlume di speranza: l’elezione di un sindaco estraneo/a agli apparati di partito e la nomina del nuovo parroco nella persona di un compaesano.

          Del sindaco, nella persona dell’avv. Anna Rita Leone, possiamo dire che ci resta ancora da sperare per il semplice fatto che il mandato dovrebbe arrivare al termine fra qualche anno e quindi osiamo sperare che si vengano a creare le condizioni per cui l’Amministrazione Comunale può ancora esprimersi in termini positivi rispetto alle problematiche che sia il Gruppo Anonimo ’74 sia personalmente portiamo avanti pur tra le mille difficoltà; in proposito c’è da dire che se il buon giorno si vede dal mattino, le speranze dovrebbero ridursi a poco o a niente; le manifestazioni estive hanno dato dimostrazione di quanto scarsa sia la considerazione nella quale è tenuto il Gruppo Anonimo ’74 a giudicare dalla scarsa entità del contributo assegnatagli in confronto a quello assegnato ad “altri”. La prima dichiarazione del Sindaco in sede comunale fu che il contributo sarebbe stato distribuito in parti uguali; a distanza di poche ore si cominciò ad assottigliare divenendo irrisorio e, per la cronaca, ad oggi 18 ottobre, è ancora atteso ma non è atteso dalle persone che hanno prestato la propria opera il 28 di agosto perché il Gruppo ha fronteggiato dovutamente la spesa.

           Del parroco, del nuovo parroco, don Emiliano Galeone, non possiamo se non sperare in bene sia perché è giovane sia perché si è assunta una responsabilità storica che lo colloca nel tempo al 1891 come anno ultimo di parrocato di un parroco del paese che andava a nome di don Giuseppe De Quarto il quale era nativo di Monteiasi e fu parroco dal 1843 al 1891. Qualcuno obietterà che più di recente abbiamo avuto don Cosimo Sergio e, ancora don Michele Matichecchia ma questi, salvo mio errore, non sono stati parroci.

          Naturalmente l’associazione Anonimo ’74 non è una associazione para-cattolica, non è parte organica della parrocchia e quindi non può nutrire delle aspettative rispetto alla figura del Parroco. Di fatto, però, come abbiamo avuto modo di dire nel corso della visita alla sede dell’Arc.vo Benigno Papa, il Gruppo è una associazione di laici che cura gli interessi sociali e culturali delle persone del paese e di quanti lo frequentano provenendo da altri paesi a volte anche di altre province, senza molto discostarsi dall’insegnamento evangelico, anzi … Quando non sbagliamo, come può succedere in tutte le cose umane, il sottoscritto e il Gruppo si ispirano alle norme fondamentali del filantropismo più puro con maestri dello spiritualismo cristiano del calibro di Maritain, di Sertillanges & C. e,  nel campo dello sperimentalismo teatrale, per la promozione sociale e culturale con un maestro che va a nome di Eugenio Barba dell’Odin Teatret.

          Con questi presupposti torna doveroso registrare che il parroco uscente, don Cosimo Rodia, ha ampliato con le sue iniziative il campo di applicazione più strettamente ecclesiastico, rendendo possibile in chiesa delle manifestazioni più squisitamente culturali tanto che in più di un’occasione e con tono bonario gli ho detto che era diventato il ns. assessore alla cultura. C’è da dire, però, con altrettanta chiarezza, che questo empito innovatore ha avuto dei limiti proprio quando era più necessario andare oltre l’ospitalità, oltre il contributo che in più di un’occasione ha elargito per la pubblicazione di qualche opuscolo o per rappresentare delle performance(s) teatrali come è avvenuto per “Quattro e un quarto di secolo” riferito alla venuta del vescovo Brancaccio.

          Sostanzialmente ciò in cui spero o speriamo se gli amici del Gruppo condividono, è che don Emiliano ci aiuti entro il periodo di permanenza in Parrocchia a lavorare perché la sua opera di apostolato si unisca a quella potenziale degli Amministratori Comunali (approfitto per dire che a mio modesto parere dovrebbero smetterla di seguire tutte le processioni facendo marketing elettorale e limitarsi a seguire quella del Patrono e, al massimo, quella del Corpus Domini), a quella delle organizzazioni parrocchiali (che dovrebbero curare meno la lunghezza o la patina dorata degli stendardi e un tantino di più il rispetto degli statuti), a quella nostra modesta,  spontanea quindi tal volta ruvida tal altra vigorosa, a quella di tante persone del paese che “preferiscono essere cristiani senza dichiararlo e non dichiararsi senza esserlo” (Tettamanzi), per fare un passettino in avanti verso la formazione di quella coscienza civica, di quella identità comunitaria che ancora ci manca e per la mancanza della quale ancora soffriamo.

          Non sarà facile ma nella lungimiranza di accostarci all’ottimale conviene che il tentativo lo mettiamo in essere. Senza parlare di Grottaglie, senza voler fare dei paragoni azzardati e fuori luogo, però pensiamo solo per un istante che Carosino ci mandava frotte di insegnanti già negli anni ’40, che numerosi dirigenti scolastici di quel paese hanno operato ed operano sia nel loro che in altri paesi.

Noi non saremo bravi come erano loro nel vendere l’aceto al posto del vino, però nonostante la nostra arretratezza anche in questo campo (da quelle parti imbottigliano e commerciano con buoni risultati vino ed olio) dobbiamo agire e reagire guardando un po’ più lontano.

          La presenza in casa dell’Alenia, se non ci consentirà di volare alto, non deve neanche lasciarci spettatori passivi limitandoci a fare i “locandieri” come sarebbe potuto avvenire un tempo.

          Avviamolo questo percorso nuovo con persone nuove, impariamo a misurare il tempo “in settimane di anni” cosicché tra 2400 anni possano dire: qui abitava gente che aveva orgoglio civile, che aveva senso civico.

 

 

Aldo Galeano (past- president del Gruppo Anonimo ‘74 -)

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 28 E 29 MAGGIO 2006

 

Testo delle domande rivolte ai candidati a sindaco nel corso del confronto pubblico.

 

INTRODUZIONE

 

          Esprimo il ringraziamento ed il compiacimento personale per l’adesione dei candidati a sindaco a fare il confronto, chiedendo sin d’ora a tutti, compresi i presenti, di non essere severi nel giudizio se non riuscissimo ad essere compiutamente perfetti nello svolgimento della serata.

          Come Anonimo ’74, crediamo fermamente nella utilità dell’iniziativa che ci auguriamo possa ripetersi anche in successive occasioni elettorali.

          Naturalmente è anche questa l’occasione per avanzare anche da parte nostra delle proposte che saranno sottoposte poi, al vaglio della futura amministrazione comunale.

          Pertanto, partirei dalla necessità più impellente e cioè che l’ente Comune voglia finalmente risolvere il caso della biblioteca; siamo ben felici di occuparcene ma i costi sono insostenibili; la Giunta Gregucci fece un primo passo con la concessione in comodato dei locali comunali; la Giunta Marinelli ci invitò perentoriamente a lasciarli ma ci rifiutammo; la Giunta Baldari sembrava dovesse porre termine ai traslochi con il passaggio della stessa nei locali scolastici ma la richiesta del Gruppo di ricevere un contributo di 300 euro mensili fece naufragare l’accordo col risultato che per non incorrere in occupazione abusiva di locali pubblici, specie dopo le sollecitazioni dell’attuale Dirigente scolastica, ci siamo dovuti ricaricare della “croce” con locali presi nuovamente in fitto come certamente tutti sanno. Nel frattempo siamo riusciti ad assicurare il funzionamento con due progetti specifici che hanno portato dapprima la biblioteca ad essere in rete col Sistema Bibliotecario Jonico facente capo al Centro Regionale di Grottaglie e di recente di entrare nel sistema “Bibljorete” che fa capo alla biblioteca “D. Acclavio” del Comune di Taranto.

          Ciò significa che nell’arco di un paio di mesi sarà completata la dotazione del materiale che ci daranno e che consentirà il collegamento in rete con qualunque biblioteca nazionale. Anche gli studenti universitari, pertanto, potranno usufruirne come ne usufruiscono già in tanti che vengono dai paesi vicini.

          Se il Comune desidera appropriarsene noi siamo ben lieti di offrirla a condizione che ne garantisca il funzionamento e che indichi per sempre che la biblioteca comunale è stata realizzata con la donazione del Gruppo; se la prossima Amministrazione desidera utilizzarla in collaborazione col Gruppo, collocandola in locali comunali (per esempio il piano superiore dell’ex-Casa comunale in collaborazione con gli anziani), allora chiediamo ancora gli stessi 300 euro mensili che potranno essere utilizzati come gratifica per qualche volontario che ne assicuri l’apertura anche al mattino; se non dovesse esistere niente di tutto questo, il sottoscritto e i soci che onorano il Gruppo con la loro presenza e col contributo personale, si giocheranno finanche i pantaloni ma la biblioteca non resterà chiusa un solo giorno.

          Se volessimo per un istante analizzare questo fenomeno, unico al mondo, dovremmo far riferimento ad analisi sociologiche sicuramente importanti ma non utili.

          L’Anonimo ’74, oltre 30 anni fa, voleva dare l’idea che serviva una biblioteca non caricarsi di una responsabilità così onerosa.

          Purtroppo a Monteiasi il livello di civiltà porta a distruggere quello che pensano gli altri non ad incoraggiarlo e sostenerlo; due esempi per tutti: “Cambia l’estate” è un programma estivo nato col Centrosinistra, va ad amministrare il Centrodestra e scompare dal vocabolario; il Centrodestra realizza il “Natale al Borgo” nel 2000, apprezzato anche dalle pietre del paese, va l’amministrazione di Centrosinistra e non se ne parla più.

          Vogliamo porre fine a questo scollamento nel vissuto del paese?

          Vogliamo dotarci di un Centro studi per la raccolta ed il monitoraggio di dati essenziali allo sviluppo del paese in collegamento ed in armonia con centri ed organismi di più vasta scala fino a quello internazionale? Al momento non sappiamo neanche quanti laureati abbiamo, di che tipo sono e di che tipo servono ai fini dell’occupazione.

          L’ulivo sopravvissuto nella zona occupata dall’Alenia è visto via internet anche dagli Americani della stessa società. 

          Vogliamo far sapere a loro e ad altri che abbiamo un patrimonio altrettanto degno di rispetto quanto quell’ulivo?

          Vogliamo attrezzare un museo polisettoriale che contenga reperti della civiltà contadina, della civiltà artigianale, della archeologia industriale (vedi cave e fornaci), della archeologia del territorio (Cosimo Minunno e Raffaele Sergio) visto che ci è caduta l’ennesima manna dal cielo col rinvenimento di un’altra necropoli, questa volta nel cimitero?

          Abbiamo destato dal sonno millenario i resti di anime che se non ci comportiamo civilmente potrebbero riderci in faccia; fra 2500 anni, chi vedrà la parte nuova del cimitero non resterà estasiato come siamo rimasti noi nel vedere la serenità dei resti di quei corpi, la semplicità dell’arredo, l’umiltà delle linee essenziali di quei sarcofaghi. Se giungesse un marziano, oggi, nella zona di espansione del cimitero (non me ne vogliano i tecnici) penserebbe di essere arrivato in un parco di Fantasilandia per l’orrore che suscitano le linee delle cappelle: ci manca solo il trenino per completare l’opera.

           Per gli impegni privati e per le opere pubbliche pregherei gli Amministratori di rivolgersi preferibilmente a tecnici locali non solo per garantire lavoro ma anche perché sapremmo con chi prendercela.

          Soprattutto, e chiudo con quest’ultimo appello, impariamo a costruire senza distruggere.

          Giovanni Corrente non sapeva né leggere né scrivere (ci raccontano che a Taranto davanti alla gloriosa SEM tenesse il giornale alla rovescia), però la calce di Monteiasi arrivava coi battelli a vapore fino in Calabria; in casa a via Roma si fece affrescare le volte da Ciro Fanigliulo, il pittore grottagliese più famoso dell’epoca; lo stesso che dipinse il Calvario e il Cappellone del Crocifisso; Vitt. Emanuele III lo nominò Cavaliere del Lavoro; a Taranto costruì il primo grattacielo degli anni ’50 a piazza Carbonelli.

          Prendiamo esempio da chi ci ha preceduto con segni inequivocabili; non aspettiamo che finisca di crollare tutto: Palazzo Lotta, Palazzo Ducale, la Taverna,…

          Abbiamo il coraggio di chiedere al marchese Russo-Cardone: vuoi fare dell’agriturismo? Fallo, però, rispetta l’architettura esistente, quella vecchia, la casamatta del periodo bellico e le strutture degli ultimi cinquant’anni.

          Al contempo, preoccupati di spendere qualche centesimo per togliere le erbacce e per dare una mano di calce; basterebbero le briciole di quanto ha incassato la sua famiglia con la tassa di enfiteusi sui terreni che la mia famiglia e le altre del paese hanno pagato per tempi lunghissimi.

          Passo la parola a Ciro Petrarulo (che ringrazio infinitamente) con uno slogan: lo dico con Piattelli-Palmarini, quindi da ignorante-dotto: cultura è tutto; riempie il tempo, supera i problemi del tempo, consente di occupare costruttivamente il tempo, quindi, porta lavoro e forse anche benessere.

 

Grazie.

 

LISTA N° 1 CANDIDATO SALVATORE PRETE

 

LISTA n° 2 CANDIDATO GIUSEPPE MARINELLI

 

LISTA n° 3 CANDIDATO COSIMO PALADINO

 

LISTA n° 4 CANDIDATO ANNA RITA LEONE

 

MODERATORE CIRO PETRARULO

 

Le domande

 

1   2   3   4   

Tracciate delle linee essenziali sulla vostra biografia perché gli elettori vi conoscano più  da vicino.

 

 

 

a) ALENIA 2   3   4   1

Rivendicazione del nome Monteiasi da porre assieme a quello della società; il Comune di Grottaglie si è appropriato tenacemente della esclusiva; l’impatto ambientale che ha stravolto la fisionomia del territorio; l’assetto idrogeologico, la viabilità, lo sviluppo occupazionale, il presidio intercomunale per lo sviluppo delle aziende satelliti e complementari a quella aeronautica, la predisposizione di strutture logistiche di supporto allo stabilimento: corsi di studio specifici, accoglienza ai dipendenti con ventaglio di proposte di tipo edilizio, sociale, ricreativo, culturale.

L’Anonimo ’74 già da mesi ha offerto alla società una serie di proposte riguardanti il momento dell’inaugurazione: mostre, spettacoli da ritagliarsi nel programma generale a favore del paese; al momento no se ne conosce l’esito.

Quali i vostri pareri e propositi?

 

 

 

 

b) RAPPORTI COL CAPOLUOGO 3   4   1   2

Monteiasi ha un territorio comunale abbastanza ridotto specie a ponente dove entra quasi immediatamente in territorio di San Giorgio e di Taranto.

Purtroppo è proprio questa la parte nella quale gli abitanti del paese hanno avuto il maggior contatto nella storia, basti pensare alle masserie Palombara, Palombarella, Lamie, San Pietro di Marrese, Torre Bianca, Torre Rossa, quindi gran parte dei loro investimenti produttivi soprattutto i vigneti ma, non ultimo il mare e il rapporto col mare che prosegue da parte di alcune famiglie del paese. 

Ogni tanto da parte di qualche amministratore del Capoluogo si leva l’interesse per riattivare la linea ferroviaria che andava da Buffoluto all’Arsenale; oggi sarebbe riattivata, nel caso, per farvi scorrere la metropolitana leggera che servirebbe a collegare la stazione di Taranto, il traffico di Porta Napoli e dei Tamburi con la parte finale della Cesare Battisti, percorrendo l’antico tracciato che lambisce il Mar Piccolo e che passa a poca distanza da noi nella contrada Amosso dove sta ancora il casello.

Questa sia pur remota possibilità, unita a quello che Taranto offre col sistema portuale in continua espansione, col movimento internazionale che si sta arricchendo di flussi commerciali di ogni genere, pensate che possa recare qualche vantaggio alla nostra sia pur piccola realtà la quale, se lo vogliamo, può divenire un punto centrale nevralgico tra il Capoluogo e l’industria aeronautica che abbiamo in casa?

 

c) DAL MONTE(IASI) AL MARE (PICCOLO)

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Un altro aggancio importantissimo che ci offre il Capoluogo è del tipo ricreativo-turistico-culturale.

Se riuscissimo a considerare opportunamente tutto il territorio che ci separa da Taranto, individuando i siti archeologici, da quello più recente del Cimitero a quelli della Palombara, a quelli della Jedda e Lamie; se riuscissimo a far conoscere le nostre fornaci corredandole di un museo delle attività svolte e circoscrivendo la zona come Parco Archeologico Industriale; se riuscissimo a far ripulire il tracciato che porta al mare passando per il ponte della Scaledda rendendolo percorribile per fare footing, per andare con le biciclette del tipo mountain-bike, con le moto da cross, senza escludere la possibilità di seguire con le auto il tracciato della antica diramazione dell’Appia, potremmo giungere nel doppio senso di marcia a toccare il Mar Piccolo con tutte le sue ricchezze comprese quelle della degustazione dei suoi prodotti, sperando in questo anche nella sua bonifica, si potrebbe toccare la palude “La Vela” per la gioia degli ecologisti, si potrebbe chiedere al Comune di Taranto di creare una sosta nei paraggi della Torre Fanizzi per imbarcare turisti sul mezzo che viaggia sul mare fino a toccare le isole Cheradi e sbarcare altrettanti turisti che verrebbero verso Monteiasi se avessimo la capacità di attirarli.

Oltre a ciò, l’intera zona tra Monteiasi e Taranto si presterebbe ottimamente per ospitare degli insediamenti produttivi per attività agro-silvo-pastorali.

Secondo voi, queste indicazioni rappresentano delle opportunità o ritenete che siano del tutto evanescenti e quindi da non prendere in considerazione?

 

 

 

d) IL PAESE

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L’Anonimo ’74 a volte è visto come una controparte dagli Amministratori Comunali, specie quando gli interessi progettuali degli uni non corrispondono con quelli socio-culturali dell’altro.

Eppure dovrebbe essere evidente a tutti che il Gruppo ha sempre offerto indicazioni responsabili ed oggettivamente condivisibili. Ne testimonia l’attuale assetto del paese: gli edifici più importanti non solo trascurati ma anche compromessi nell’estetica, nella solidità, nell’aggiunta di superfetazioni arbitrarie, vedi il retro del Palazzo Ducale, vedi la condizione miseranda del Palazzo Lotta e del relativo giardino, vedi la condizione della masseria Taverna (cui si è già accennato) e tante altre situazioni.

Non sarebbe il caso di tracciare un progetto urbano che partisse dalla salvaguardia, recupero e ripristino degli edifici storici più importanti, per continuare con la valorizzazione degli edifici popolari minori (case a cannizzo, frantoi ipogei), con l’inserimento agevolato di attività commerciali e artigianali nelle strade più antiche, per finire ad un sistema di illuminazione che sia razionale, efficace, economico, soprattutto esteticamente consono e che illumini anche edifici che ci passano inosservati: palazzo ex-Sergio-Corrente e casa Cavallo su via Lotta, Palazzo ex-Sergio su via Mazzini, Palazzo Carulli su via Roma e tanti altri.

Quali i vostri propositi in merito? 

 

 

 

e)   

PROBLEMI AMBIENTALI

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Vogliamo cominciare a farci carico seriamente della raccolta dei rifiuti?

Vogliamo avviare concretamente la raccolta differenziata? Da quando è partita la raccolta differenziata c’è stato un aumento in percentuale?

Si trova vetro e plastica disseminati dappertutto. Qualche anno fa le scuole venivano investite direttamente dal processo educativo che porta alla conoscenza e quindi al rispetto dell’ambiente. C’era un progetto regionale intitolato “Natura al futuro”; oggi non se ne parla più ma il degrado continua ed aumenta.

Vogliamo affrontare il problema costituendo un circuito virtuoso tra istituti d’istruzione, ente locale, categoria dei commercianti e degli artigiani, associazioni sindacali, culturali, parrocchiali e di tutti i cittadini di buona volontà? 

Forse, così facendo, riusciremo a migliorare la condizione dell’ambiente ma anche ad aiutare le tasche dei cittadini che stanno sopportando un costo elevatissimo per la raccolta.

Un’ultima annotazione. La parte solida residua dell’impianto di depurazione dei liquami fognanti, viene ceduta, viene venduta? Si potrebbe progettare di insacchettarla in accordo con qualche ditta del ramo? 

Qual è il vostro programma sul problema dell’ambiente?

 

 

 

f)

 

PROBLEMI SOCIALI

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Se il Gruppo Anonimo ’74 disponesse di locali più ampi si occuperebbe volentieri della animazione e della assistenza culturale rivolta a soggetti in difficoltà, sia ragazzi, che giovani, che adulti.

E’ questo un problema sottovalutato in paese, il quale paese si rivolge a strutture esterne che, sia pure professionalizzate e istituzionalizzate, assicurano una copertura temporale molto ristretta. Manca un ambiente socio-educativo-ricreativo che accolga tutti con uguale dignità e responsabilità. Talora l’Amministrazione Comunale ha finanziato dei progetti specifici che hanno rappresentato solo una goccia nel mare aperto.

C’è bisogno di una struttura permanente con delle professionalità di riferimento ma capace di operare in tutti i giorni dell’anno, ricreando e animando gioiosamente persone di ogni età, di ogni livello scolastico, di ogni non-abilità; fatti salvi casi patologici di eccezionale gravità.

I ragazzi in età scolare, una volta, venivano accolti, nel periodo estivo, nei parchi Robinson; ciò avveniva in altri paesi. In Monteiasi ci sono stati episodi comunali e parrocchiali per intrattenere i ragazzi. Anche da noi e a tutt’oggi ci sono ragazzi che hanno difficoltà ad andare al mare o in montagna nel periodo estivo. Fatte salve le iniziative lodevoli di portarli in piscina o in luoghi di villeggiatura, pensate a delle modalità di intrattenimento che valgano per tutti, che superino il momento dell’intrattenimento frivolo di alcune strutture esistenti e che valgano, soprattutto e in modo integrato per tutto l’arco dell’anno?

 

 

 

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Chiudiamo con uno spazio tutto vostro, pensate a ciò che non siamo riusciti a chiedervi e a rivolgere una sorta d’appello agli elettori.

 

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