TUTELA E VALORIZZAZIONE DEI CENTRI STORICI      

ITALIA NOSTRA

Incontro col Presidente Nazionale

 

 

Stante la personale richiesta del presidente provinciale, arch. Giuseppe Todaro, mi permetto rivolgere alla gran parte dell'indirizzario del Gruppo, l'invito rivolto a partecipare all'incontro di mercoledì prossimo (6 maggio) col presidente nazionale di ITALIA NOSTRA avente per tema la TUTELE E VALORIZZAZIONE DEI CENTRI STORICI. L'idea di estendere l'invito da parte mia, oltre che da parte del presidente, è dovuto alla considerazione che come comunità monteiasina ne abbiamo assolutamente bisogno; stavo per scrivere ne avremmo, o ancor peggio, ne avremmo avuto estremo bisogno, per la semplice constatazione che a pizzichi e mozzichi, da qualche decennio, il cosiddetto CENTRO STORICO è stato del tutto stravolto, col beneplacito degli amministratori comunali che si sono succeduti, degli uffici coamunali preposti, e con tanta buona volontà espressa da tecnici esterni al paese, che perseguendo fini dichiaratamente economici, poco hanno avuto da pensare per salvaguardare e tutelare il nostro aspetto urbano. Di recente, mi è venuta l'infelice idea di richiedere copia della relazione tecnica del Piano Urbanistico di appena approvato, non l'avessi mai fatto! Già ad una prima sommaria lettura appare chiaro che l'intero Piano è ancora pervaso da tendenze antiche che, a questo punto, passo ad esaminare più in dettaglio, magari in allegato, per comodità grafica.

 

  • Parlo di antiche tendenze, in quanto il primo grande sconvolgimento è iniziato col voler trasformare le TAGLIATE in ambienti per attività sportive; in proposito, scrivevo ne LE CAVE DI PIETRA, Biondi ed. febbr. 1991, che “la necessità di verde del nostro paese avrebbe potuto convivere tranquillamente con le strutture architettoniche secolari : sarebbe bastato creare il verde con pochi spiccioli, salvando il verde esistente, creando dei viottoli con lastre di Corigliano, aggiungendo qualche panchina e qualche lampioncino basso, …”. Tutto ciò che trionfa in paese quanto a Lavori Pubblici, è la voglia matta di aumentare al massimo livello l’importo di spesa dei lavori, mi piacerebbe conoscere il motivo; aspettative faraoniche o l’entità delle parcelle degli addetti ai lavori!? Mistero. Di fatto, quelle TAGLIATE oltre a perdere la propria fisionomia, recinzione del 1797 compresa, hanno “guadagnato” centinaia di betoniere zeppe di cemento purificatore.

 

  • LE FORNACI. A seguito delle mie rimostranze, nel giornale locale L’OBIETTIVO dei Cristiani Democratici Uniti sez. A. De Gasperi, dell’epoca, nell’art. di fondo della prima pagina Quella “benedetta” via G. Pascoli, maggio 1996, è scritto: “spesso l’incompetenza se associata alla presunzione di sapere, o la volontà di discreditare l’operato di alcuni amministratori, può portare alcuni personaggi ad assumere posizioni a dir poco ridicole…”; ometto, per carità di patria, i nomi degli estensori; riporto, invece, il parere del dr Italo Pesiri, Procuratore della Repubblica, cui mi rivolsi, per la prima volta in vita mia e che a riguardo ebbe a dire: (5 maggio 1997) “… E’ doveroso riconoscere che il prof. Cataldo Galeano ha agito nell’interesse della comunità e nell’ambito di una rara coscienza ambientalistica.” Risultato: la strada fu allargata, ciò nonostante, il terrapieno che proteggeva le fornaci Corrente demolito e asportato, le colonne della villa Corrente con impianto di stile mediterraneo furono demolite, arretrate di alcuni metri e ricostruite come all’origine solo perché quell’incompetente in questione si recò sul posto e pregò il responsabile della ditta di numerare le pietre che le componevano e di rimetterle come oggi si possono ancora osservare. Diversa sarebbe stata la sorte senza quel piccolo intervento accolto favorevolmente dalla ditta esecutrice senza neanche pensarci due volte (questa benemerenza l’attribuisco al fatto che fossero di origine leccese e, quindi, abituati ad aver rispetto per le cose di valore). Diversa è la sorte capitata alla porta d’ingresso della tagliata Lotta con relativa lapide incorporata, le quali a dire dell’ing. Cosimo Marinelli, sarebbero state ricomposte a chiusura lavori; quella lapide è conservata presso la sede del Gruppo grazie all’intervento di alcuni ragazzi di terza media, i quali, a seguito della visita al museo etnografico del Gruppo, posto in via M. Leone, si preoccuparono, il giorno dopo di portare a scuola con la carriola, detta lapide, di consegnarla al preside Gianpiero Caradonna, il quale ebbe la bontà d’informarmi e di consegnarme(ce)la.

 

  • Altro capitolo spetta alle strutture architettoniche più importanti del paese: i FRANTOI ipogei, ignorati, colmati, abbandonati ad un destino crudele; ancora oggi, alcuni di essi tra i più prestigiosi, potrebbero essere recuperati e portati alla luce; nel 1974, in quello di via V. Bellini proponemmo agli amministratori di comprarlo e ne avremmo fatto un contenitore unico come frantoio con doppia macina, con i torchi in legno ancora al loro posto, come sede per la raccolta etnografica, come costituenda biblioteca, come teatro e luogo per conferenze (non l’abbiamo ancora oggi!); naturalmente non fummo ascoltati né fummo in grado di comprarlo da noi; ci mancavano quattro milioni di lire che sarebbe costato all’epoca; a proposito di frantoi ipogei, esiste in via G. Amendola (già via Borgo), un palmento ipogeo compreso nella casa degli eredi di Alfonso Nigro con torchio secolare ancora intatto; possiamo tranquillamente lasciarlo lì ancora per qualche tempo assieme alle case con copertura a cannizzo a tutt’oggi recuperabilissime (con l’intervento pubblico) ma forse è meglio lasciarle lì, tanto, prima o dopo sono destinate a crollare, e allora si potranno fare tutte le domande possibili per usi diversi, con la benedizione delle Soprintendenze, le quali, a loro volta, non possono che chinare il capo, tanto di fronte all’evidenza messa in mostra da cittadini atti più alla scaltrezza che al buon senso comune, cos’altro resta da fare!? In questo modo, via B. Buozzi (gia via Muri) e via Amendola sono divenuti parco automobilistico esclusivo grazie alle autorimesse costruite coi “permessi” ma anche realizzate per la gran parte, dalla sera al mattino. Domanda: perché l’investimento relativo al rifacimento discutibilissimo e rovinosissimo delle strade non è stato rivolto all’acquisto di beni che sarebbero potuti passare di proprietà pubblica? Forse mi si dirà che essendo di competenza dell’Unione dei Comuni o, altre volte, di competenza dell’Unione Europea non sarebbero (non si sarebbero) potuti essere utilizzati; non lo so; quello che so per certo è che non c’è mai niente che vada ad uso e rispetto assoluto della comunità passata, presente e futura. Siamo tanto bravi che non c’è mai un piano di intervento che goda della piena autonomia dell’Ente Comune. Ci sono voluti i tecnici del Comune di Grottaglie per privarci dell’ultimo lembo di cava esistente; noi ci vergogniamo a dire che i nostri antenati hanno lavorato nelle cave; è troppo disonorevole; chi le portò a livello industriale, invece, con tutti i difetti che poteva avere, rese il paese famoso in tutto il territorio regionale ed oltre, per la produzione della calce che se ne ricavava e per l’uso molteplice della pietra (pietrisco, breccia, brecciolino, cordoli, bolognini, ecc.), fino ad ottenere riconoscimenti prestigiosi. Qualunque altro popolo ne avrebbe fatto un PARCO ARCHEOLOGICO INDUSTRIALE; il prof. Antonio Monte (Università di Lecce) ne ha portato le foto fino a Genova perché nel corso di un seminario di portata nazionale servissero a far conoscere l’imponenza e la portata produttiva.

 

  • Se non mi è sfuggita, non mi è sembrato che stiano riferimenti all’edicola votiva posta nel vicolo dell’Oratorio a ridosso del muro che appartenne alla sede della Confraternita; quell’edicola andrebbe restaurata; sono avvenuti diversi sopralluoghi con esperti di tutto valore ma resta lì a marcire all’acqua e al vento.

 

  • In precedenza, parlavo di strutture importanti, quindi del Palazzo Ducale, del Palazzo Lotta, della masseria Taverna e, perché no!, della masseria Monteiasi; quest’ultima, per riguardo alla parte posteriore del Palazzo Ducale come parte residua dell’intera struttura prima che fosse sede nobiliare; attualmente resa inaccessibile a causa di strutture degne di ogni miracolo (!) urbanistico e compromessa da interventi di superfetazione (dicono i tecnici) in cemento al posto di archi secolari in muratura e sicuramente abusivi; nelle adiacenze dorme sonni tranquilli quello che fu l’ovile del Duca, come altrettanto tranquilli sono i sonni del casolare del Giardino del Duca. Sicuramente mi si obietterà che guardo piuttosto al passato; a parte il fatto che non sarebbe disdicevole ma sta di fatto che guardo al futuro e in ciò non temo considerazioni di sorta. Che c’è di strano ad esempio che facciamo sapere ai nostri posteri che nel Palazzo Ducale sono vissuti personaggi dell’epoca feudale, Antoglietta e Ungaro compresi; ben tre Baroni del paese sono stati sepolti nella nostra chiesa; altro capitolo amaro! Quale fu, qual è la fisionomia della nostra chiesa? E’ difficile dirlo, quanti cambiamenti anche di cattivo gusto! Sarebbe bene, però, che ne conoscessimo la portata, l’entità, l’epoca.  

 

  • La ZONA INDUSTRIALE: è detto che gli impianti esistenti sono di numero ridotto per via della crisi economica in atto; qualcuno, però, dovrebbe spiegarmi perché le zone industriali dei paesi vicini se non sono di portata stratosferica, godono sicuramente di un numero di impianti più consistente e, a prima vista, non si direbbe che siano in fase di quiescenza.

 

  • La MACCHIA MEDITERRANEA: gran parte di questa è passata al Comune di San Giorgio J.; quel comune, però, poco s’importa del destino amaro di quella che fu la macchia mediterranea, ora solo ricettacolo di rifiuti di ogni tipo e completamente sconvolta nella fisionomia fitomorfica, regno esclusivo degli asfodeli, vogliamo occuparcene?

 

In conclusione, approfitto per segnalare l’indicazione che attribuisco da secoli come connotazioni appartenenti al paese: ai limiti periferici del paese dovrebbe essere scritto, MONTEIASI il paese delle CAVE dei CROCIFISSI delle TAGLIATE delle FORNACI. Quale grado di umiltà occorre per rendersi conto che queste sono cose importanti? Non sono da considerare perché le consiglia il sottoscritto!? Allora, le pensasse chi si assume l’onore di rappresentare la comunità e, per questo, ne percepisce pure la gratifica; invece, si limita a indossare la fascia e a portare gli stendardi; il paese non ha bisogno (da sempre) di comparse, ha bisogno di persone di buona volontà che abbiano la piena cognizione di quello che tocca affrontare occupandosi della COSA PUBBLICA; basta coi bisogni personali per ottenere i trasferimenti, basta con i bisogni personali o familiari di tipo occupazionale, basta con tutto ciò che non vada ad esclusivo vantaggio dell’intera comunità, non solo di chi ha dato il voto. Le prossime votazioni amministrative potrebbero rappresentare la cartina di tornasole per comprendere se c’è stato un ravvedimento o la perpetuazione di comportamenti antichi. Per risparmio di tempo e per non ricadere in diatribe personali, evito di riportare i passaggi delle dichiarazioni rese da quattro candidati a sindaco e raccolte dal Gruppo davanti alla ex-sede di via Roma, erano: Anna Rita LEONE, Giuseppe Marinelli, Cosimo PALADINO, Salvatore PRETE. E sia chiaro una volta per tutte: non faccio mai una questione personale, in un paese di quattro non ci si può comportare in , salvo che non intervengano elementi assolutamente insopportabili. Altra nota importante, ultima e definitiva, è che il sottoscritto si permette di esprimere il suo pensiero unicamente perché oltre le fasi giovanili in cui si è occupato attivamente di politica, uscendone nel ’66 perché disgustato dalle decisioni prese dagli amministratori eletti dallo stesso partito in cui militava, di poi, quindi dal 3 gennaio 1974 ha intrapreso l’impegno con centinaia di altri volontari che ne hanno e ne condividono l’impegno associativo a tutt’oggi, il tutto assumendosene congiuntamente gli onori ma anche e soprattutto gli oneri, cosa di cui deliberatamente si dimenticano quasi tutti gli amministratori comunali degli ultimi quarant’anni e buona parte dei politicanti da strada, per intendere via Roma, alcuni dei quali danno luogo ad iniziative che per farsi largo scimmiottano quelle dell’ANONIMO ’74.

 

Grazie dell’attenzione e rinnovato invito a partecipare all’incontro di ITALIA NOSTRA.

Aldo Galeano

 

Monteiasi, 28 aprile 2015

 

Caro Aldo,

 

rispondo a te soltanto, come è giusto che sia, in un afflato pieno di forti emozioni per le parole da te scritte ma anche rivolgendo la dovuta attenzione ai temi da te trattati. E' inutile soffermarmi sulle logiche che possono aver ispirato, oggi come ieri, la pianificazione urbanistica del nostro territorio. Rappresentano un momento importante della storia di un paese, ma spesso i loro percorsi sono frutto di logiche che sfuggono alla maggior parte dei cittadini. Anche perché siamo noi cittadini a delegare in toto agli altri la gestione del nostro paese. Giova però ricordare che nella pianificazione urbanistica del territorio ci sono dei passaggi sanciti dalla normativa in materia che pongono nelle mani dei cittadini stessi lo strumento per presentare, entro 60 giorni dall'adozione del piano urbanistico da parte dell'Amministrazione Comunale, delle opportune osservazioni che devono essere esaminate in Consiglio Comunale prima dell'approvazione definitiva del PUG.

 

Spesso noi cittadini ci disinteressiamo a questo esercizio di democrazia e le parole, le riflessioni, anche le opportune osservazioni che ci scambiamo negli angoli delle piazze, in alcuni convegni e/o dibattiti, restano lettera morta se non vengono tradotte in documenti posti alla dovuta attenzione della pubblica amministrazione.

 

Desidero sottolineare come la nostra Regione Puglia, attraverso  la Legge regionale “Valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale” pubblicata nel Bollettino ufficiale regionale n.16 del 30 gennaio 2015 abbia dato la dovuta importanza alle cose che tu dici da tempo in merito al recupero di fornaci, frantoi ipogei e tanti strumenti della lavorazione di un tempo.

 

Come di notevole importanza è la Legge Regionale 27 ottobre 2009 n. 26 che disciplina la tutela e valorizzazione delle forme costruttive tipiche a volta.

Partendo da questi due "spiragli" normativi ritengo che ci siano le possibilità per avviare un nuovo percorso di tutela del patrimonio locale, fermo restando che il dialogo continuo e costante e non la voce singola nel deserto possono rappresentare lo strumento per dare slancio ad un vero progetto di tutela e valorizzazione del ns. patrimonio.

 

Sia ben chiaro che questa fase presuppone degli step ben precisi, che non possono essere derogati:

 

1. Puntuale ricognizione del territorio, con redazione di apposite schede che identifichino le cose da tutelare;

2. Avvio di una fase di consultazione (Audit) con chi opera a livello culturale sul territorio per redigere un serio progetto di tutela e valorizzazione del patrimonio esistente;

3. Reperimento di fondi per procedere alla realizzazione dei progetti di riqualificazione;

3. Individuare forme appropriate di gestione che siano capaci di dare risalto alle strutture recuperate e siano capaci di attrarre l'interesse di potenziali visitatori.

 

E' stando dall'esterno che noi tutti possiamo offrire il nostro valido contributo alla costruzione di un paese "nuovo", dove il nuovo si coniuga con la sensibilità verso questi temi importanti.

 

Scusandomi per l'intervento prolisso e anche per eventuali errori commessi nel passato di amministratore, rinnovo il mio impegno ad affrontare tali tematiche con la serietà e coscienza, sperando di poter intervenire all'incontro del 6 maggio p.v.

 

Saluti

Pasquale Marinelli

 

Caro Aldo

 

ad integrazione del mio intervento giro in allegato la tavola del PUG di Monteiasi che individua ambiti territoriali distinti, classificando alcune strutture di archeologia industriale e/o di interesse storico culturale individuate dal progettista.

 

Esiste anche una tavola che li classifica anche su planimetria catastale, ma risulta pesante da inviare. 

 

Io personalmente ho fatto una stampa di queste tavole che posso mettere a disposizione per una eventuale visione presso la Vs. sede.

 

Sicuramente rappresentano un primo importante passaggio per avviare quel processo di valorizzazione e salvaguardia di importanti manufatti che hanno tracciato e segnato nell'evoluzione del tempo la storia del nostro paese.

 

E' inutile confermare che questa mia mail può essere girata tranquillamente.

 

Un abbraccio

Pasquale Marinelli